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mercoledì 18 agosto 2010

Kossiga

17 agosto 2010. Nel tradizionalmente nefasto giorno di martedì 17 muore il presidente emerito (?) Cossiga, golpista antidemocratico, "picconatore" delle istituzioni per passione e diletto, ministro degli interni il giorno dell'assassinio di Giorgiana Masi e durante il rapimento Moro, poi via via capo di governo, presidente del senato e presidente della repubblica. Il suo cursus honorum trasse linfa vitale e sviluppo trionfante proprio grazie alle infauste vicende di cui fu protagonista. Il 12 maggio 1977 le bande dei suoi poliziotti armati di pistoloni, ma finti studenti, produssero caos e morte nelle strade di Roma, dove il ministro degli interni Kossiga vietò con la prepotenza della repressione violenta e brutale la pacifica manifestazione per la ricorrenza della vittoria nel referendum sul divorzio del 12 maggio 1974. Poi la condanna a morte decretata nei confronti di Moro ed eseguita dalle sedicenti Brigate Rosse, infarcite di agenti dei servizi segreti deviati e di tutto il ciarpame golpista allora su piazza.
Nel quartiere popolare della garbatella a Roma i carabinieri sequestrano uno striscione che dice:" Quando muoiono gli assassini, noi ricordiamo le vittime, Giorgiana Masi e Francesco Lo Russo". Pannella alla notizia della sua morte dichiara:"Mi ha imbrogliato: gli dovevo portare le arance in prigione e non me lo ha concesso". Il "gladiatore" immarcescibile - chi non ricorda la eversiva antidemocratica vicenda dell'assocegreta paramilitare Gladio? - s'è portato nella tomba segreti mai svelati e non svelabili. Non ne piango la morte e non ne rimpiango la vita, (non) pace all'anima sua. "Odiare i mascalzoni è cosa nobile" (Quintiliano

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