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giovedì 17 gennaio 2008

Dimissioni da cittadino italiano










Roma 17 gennaio 2008

Al Presidente della Repubblica Italiana – Quirinale

e p.c. al Presidente del Senato della Repubblica – Palazzo Madama

e al Presidente della Camera dei Deputati – Piazza Montecitorio

Oggetto: volontà di “dimissioni” da cittadino italiano

Gentile Presidente,

da tempo volevo esternarle i miei sentimenti “dimissionari”: colgo l’occasione maturata in questi giorni di accadimenti anche metaforici, che ulteriormente li motivano e maggiormente li rafforzano.L’immondizia della camorra e la camorra dell’immondizia ricoprono letteralmente e fisicamente il nostro paese, ormai allo sbando e allo sfascio. La famiglia Mastella dell’UDEUR - di cui un componente è (stato) anche ministro della giustizia – viene arrestata quasi in blocco per – ipotizzata – concussione e quant’altro, dopo aver, fra l’altro, scorrazzato in ben 160, all’ultimo Columbus Day di New York coi soldi della Regione Campania che molto meglio potevano servire alle necessità di riempimento dei buchi neri prodotti dalla catastrofica incapacità gestionale delle classi politiche dirigenti e di opposizione.Lei scrive una lettera al papa che ha deciso di non onorare più il suo impegno a partecipare all’apertura dell’anno accademico de La Sapienza di Roma, per evitare un incontro che era divenuto confronto e scontro democratico di opinioni diverse, al quale evidentemente il papa non è più abituato. Anche io ho scritto al papa, non credo per i suoi stessi motivi e con le sue stesse argomentazioni: questa è per altro la forza della democrazia, finché tutti possono esprimere liberamente le proprie opinioni. Non mi sembra che sia il papa a (dover) soffrire di (pretese) censure, da lui anzi utilizzate strumentalmente per atteggiarsi ingiustamente a incredibile vittima di inesistenti soprusi. Oggi la pretesa censura al papa si è trasformata – nell’ambito della cerimonia dell’inizio dell’anno accademico – nella lettura integrale del messaggio pontificio (evidentemente non censurato), nella scemeggiata di alcuni studenti cattolici autoimbavagliatisi, fatti entrare per la bisogna e nel simmetrico speculare impedimento fisico imposto dalla polizia all’ingresso degli studenti non cattolici nella loro Città Universitaria! No comment!

Lei dice: “Ci sono cose che mi preoccupano come quando vedo che rispuntano piccoli gruppi che si fregiano di sigle anticlericali: questo termine in Italia viene da un’altra epoca, viene da un passato che crediamo di aver chiuso e superato, non lo usava più nessuno”. Se il clericalismo, che viene effettivamente da un’altra epoca e cioè da 2000 anni di sopraffazioni enormi e atroci violenze non è evidentemente né chiuso né tanto meno superato, perché lei, invece di condannare il clericalismo, ritiene responsabile il (presunto) anticklericalismo che è semplicemente la risposta speculare e resistenziale alle male fatte del suo storico e antecedente antagonista? Prendo atto ma non capisco e soprattutto esprimo il mio più sentito totale, convinto, completo, assoluto, laico disaccordo.Ritengo anche per questo giusto, doveroso e necessario esternarle la forte volontà che sta(va) maturando di dissociarmi il più velocemente e nettamente possibile dagli aspetti sempre più ignobili della nostra società e dai comportamenti, sempre più immorali, dei responsabili istituzionali, pubblici e privati, della Repubblica Italiana.

Miliardi di motivi mi spingono e mi co-stringono ad annunciarle che in nessun modo intendo più assumermi la minima responsabilità di tutto ciò che non sono in grado di controllare e modificare personalmente. La lettura de La Casta di Rizzo e Stella e Mani Sporche di Barbacetto, Gomez e Travaglio è più che sufficiente a sintetizzare e riassumere il rosario infinito della via crucis a cui è ridotta la nostra esistenza.Da oggi perciò non andrò intanto più a votare, perché le malefatte trasversali della classe politica (di maggioranza e opposizione) non mi consentono più di operare una scelta effettiva per il miglioramento della Repubblica. Per come agiscono e si rappresentano, è opportuno e necessario che si votino da soli o si facciano votare da chi li ritiene adeguati e si riconosce in loro e nella loro incapacità professionale e indegnità morale, ignobile e distruttiva!

L’ineffabile quinquennio berlusconiano e la totale incapacità dell’opposizione (ora al governo) di voler far fronte al conseguente sfascio totale e assoluto prodotto dall’arrembaggio prepotente e scientifico alle regole più elementari della convivenza sociale e civile, sono di per sé più che sufficenti a confermare il diritto della mia denuncia e il dovere morale della mia scelta di rinuncia.

Tanto eticamente le dovevo

Distinti saluti

Lettera Firmata

cittadino italiano, ormai solo per l’anagrafe


martedì 15 gennaio 2008

Papa e Università



Roma 15 gennaio 2008

Per Benedetto XVI, già docente universitario, vescovo di Roma, pontefice massimo della chiesa cattolica ecumenica apostolica romana, capo dello stato della Città del vaticano

Oggetto: rinuncia a presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università La Sapienza di Roma

Oggi, folgorante, si sparge la notizia che lei rinuncia a corrispondere all’invito del magnifico rettore de La Sapienza in occasione dell’apertura dell’anno accademico. Non doveva retrocedere, anche per fare onore alla sua mitezza e buona educazione: non si può prima corrispondere all’invito e poi rinunciarvi, con l’aggravante di una pesantissima valenza antipedagogica di acquiescenza alla (ipotizzata) violenz

Se la causa dell’abbandono è la preoccupazione per la propria incolumità, come scalmanati provocatori hanno avuto l’impudicizia e l’ardire di affermare, il papa avrebbe dovuto, proprio per questo, testimoniare la sua fede fino al martirio, come impone la logica e la storia della sua bimillenaria Tradizione. Se il rischio dell’incolumità è un paravento, a maggior ragione il papa avrebbe dovuto affrontare serenamente il dibattito e il contraddittorio, come esige l’incontro, il confronto e lo scontro democratico.

L’intolleranza manifestata dal rifiuto – della quale blatera la CEI – è tutta di chi, come lei, si sottrae appunto all’incontro che le è stato proposto e che nessuno ha rinnegato. La sua scelta di mancata partecipazione non può in nessun modo essere ri-lanciata e ri-presentata come censura. L’unico che censura (il matrimonio civile, il divorzio, l’unione more uxorio, i futuribili PACS, i mai partoriti DICO, l’aborto, l’omosessualità, la fecondazione assistita, la contraccezione, il matrimonio dei sacerdoti, il sacerdozio femminile, l’eutanasia, ecc…., ecc…, ecc…) è lei: perché chiunque altro non dovrebbe “censurare” il censore? I suoi rifiuti sono tolleranti e rappresentano la tolleranza?

Ero contrario alla sua presenza all’università, ancor di più ne contesto la sua assenza. Se lei può criticare – ingiustamente, tanto da fare velocemente marcia indietro – anche il sindaco di Roma su fatti strettamente inerenti il suo operato e riguardanti il suo ufficio, perché chi non la pensa come lei non dovrebbe avere il diritto di fare altrettanto?

Mi permetto infine di rigettare l’appello e l’invito “a tutti i romani in piazza S. Pietro” del cardinale Ruini, che evidentemente non può che vedermi contrario e contrariato.

Distintamente

Lettera firmata

diversamente – da lei - credente