“Chi insulta me, insulta gli italiani”. Così maiesteggiando afferma il 2 novembre 2009 l’Egoarca Super Narciso con delirio di onnipotenza e onnirappresentanza. Intanto gli ricordo sempre le macrobugie sistematiche, pertinaci, pervicaci e ripetitive con cui si autoindora da decenni, tutti i giorni: “Mi ha votato il popolo, la stragrande maggioranza degli italiani...ho il 68% del consenso dei cittadini”. Alle elezioni del 2008 che disgraziatamente lo hanno riportato al potere, ha votato il suo partito (non lui) il 38% dell’elettorato, cioè un italiano su tre e alle ultime europee di giugno, addirittura soltanto il 22%, cioè un solo italiano su cinque, vale a dire un’infima minoranza (altro che “stragrande maggioranza degli italiani” !) Che diventa una miserabile e miserrima inezia del 5% - cioè 5 italiani su cento se calcoliamo chi ha votato veramente pro Berluskoni e cioè chi lo ha prescelto dandogli la preferenza sulla scheda come lui aveva comandato. La tanto sbandierata stragrande maggioranza degli italiani si riduce, per la verità incontrovertibile, indiscutibile, inalterabile, non falsificabile, effettiva, oggettiva e numerica dei fatti, della microscopica infima minoranza del 5%. Quindi chi insulta il Blefaroplstikato Kalotrikofilo Berluskoni non insulta tutti gli italiani, ma soltanto la minima quota di minoranza del 5% dei con(?)nazionali “imbecilli, coglioni e farabutti” (secondo l’anglosassone terminologia berluskoniana) che ancora lo preferisce (chi sa perchè...)
La realtà dell’ignobile, mendace e illogico sillogismo:” B. è italiano, B. è insultato, gli italiani sono insultati” esiste unicamente nel mondo virtuale dell’Autocrate, l’unico nel quale offese e menzogne scagliate contro chi orgogliosamente e a buon diritto non ama il Blefaroplastikato possono trovare fertile pascolo e adeguato terreno. Si tranquillizzi perciò il Facitore Rilanciatore di Corna e il Negatore di Toccate al Culo del Presidente (vedi l’indecoroso riprovevole spettacolo de L’Aquila di fine ottobre in cui dice ai ragazzini e ragazzine che lo circondano di “non toccargli il culo” ). Quando lo insultano – ma chi? quando? come? dove? perchè? – insultano, eventualmente, proprio lui e soltanto lui e la stragrande maggioranza degli altri italiani non si sente minimamente toccata dagli eventuali improperi a lui unicamente riservati e dedicati. Quindi tolga le sue lunghe mani rapaci dall’Italia degli Italiani che non lo amano e non lo vogliono amare e non lo votano (e nemmeno lo insultano, per questo) ed elabori più accettabili e ragionevoli sillogismi. Uno studio, ancor chè superficiale ed estemporaneo della logica aristotelica lo potrà far meglio ragionare, senza il rischio degli attuali deragliamenti. Basta, una volta per sempre e per tutte, con gli insulti scagliati a valanga contro la “stragrande maggioranza degli italiani” incensurati, senza tessera P2 e per bene: se li tengano gelosamente custoditi gli anti-italiani piduisti come Berlusconi, tessera 1816 e Cicchitto, tessera 2232 e i celoduristi leghisti come Bossi, Calderoli e Borghezio!
giovedì 5 novembre 2009
B. Massone Puttaniere Crociato
Il 4 novembre 2009, l’Egoarca, in ennesima rinnovata visita autopromozionale a L’Aquila, fuoriesce (da una chiesa?) brandendo un grande crocifisso come fosse una clava e roteandolo come una durlindana. Questa l’ennesima incredibile immagine propinata da Mediaraiset in risposta alla decisione della sentenza della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo che impone allo stato italiano di rimuovere le croci appese sulle pareti delle aule scolastiche in onore e nel rispetto del principio di laicità dello stato e del diritto di libertà educativa dei genitori. L’immagine è altamente blasfema (dal punto di vista cattolico, ovviamente) perchè la Croce va maneggiata con amore e devozione dai credenti e con rispetto dagli altri, mai con l’odio e la violenza vendicativa palesemente manifestate a zero credibilità dal Massone Puttaniere Pluridivorziato (fedele?) credente (?). La Chiesa Cattolica Apostolica Ecumenica Romana, dal Papa a scendere fino all’ultimo dei devoti, avrebbe dovuto condannare immediatamente e pesantemente un uso così evidentemente strumentale e antireligioso del simbolo supremo del sacrificio del Cristo fondatore della sua chiesa. Invece nemmeno una voce in proposito. Al contrario fiumi di parole con comune intesa di tutti, chiesa, governo,opposizione, (ringrazio i pochissimi contro corrente sommersi dalla fiumana crociat) a favore della permanenza, in parete della croce. E si badi bene non in quanto simbolo religioso, ma semplice testimonianza irrinunciabile della tradizione e delle radici culturali della stessa nazione. La chiesa, invece di (ri)proporla, avrebbe dovuto condannare questa lettura di vituperevole declassamento, invece di farsene alfiere e protagonista. La croce viene infatti così abbassata allo stesso livello di (in)degnità antropologica dello scaramantico corno rosso napoletano che chiederò alla ministra Mary Star di apporre sulla parete delle (sue?) aule, alla pari di qualsiasi altro simbolo possibile di analoga testimonianza delle tradizioni culturali di un popolo. Ma posso esser proprio io, ateo convinto da sempre, a difendere il valore metafisico del simbolo crociato e a preservarlo dalle immonde contaminazioni pagane e interessatissime della plebe ignorante e dei capi super volpini?
sabato 31 ottobre 2009
Fatti e misfatti alla Corte del Gran Sultano
Per rimanere soltanto agli ultimi mesi. La moglie ribelle Veronica Lario è dipinta come una ignobile adultera dall’assoldato direttore Feltri su Libero del sodale Angelucci, foto in prima pagina con poppe al vento, definita dal poi dipendente “velina ingrata”. Il direttore dell’Avvenire Boffo, è massacrato e costretto alle dimissioni da Feltri che su Il Giornale di famiglia lo accusa di rapporti omosessuali “certificati” da (finte?) veline di polizia. E’ colpevole di aver ospitato l’imbarazzo di qualche lettera di fedeli parrocchiani critici per la disonorevole vita del premier, frequentatore di minorenni e “utilizzatore finale” di prostitute. Il presidente della camera Fini è minacciato “di uno scandalo a luci rosse” dal solito super killer Feltri sul solito gazzettino di famiglia a motivo di civili anglosassoni diversità di pensiero politico con l’Imperatore Mediatelecratico. Al giudice Mesiano che lo condanna giustamente a pagare 750 milioni di risarcimento per reati commessi, manda a dire “ne vedremo delle belle” e, a stretto giro di killervideo lo fa pedinare e calunniare dal TG5 senza senso e senza motivo, sottolineando che fuma davanti al barbiere e porta addirittura i calzini turchesi. Che matto! Telefona a Marrazzo presidente della regione Lazio, invitandolo a comprarsi il dischetto che lo ritrae in rapporti amichevoli con trans, frutto di una violenza privata e esso stesso corpo di reato, per interventi delinquenziali di carabinieri (5 sono attualmente in prigione) deviati (da chi? perchè?).
Questa ormai, per chi ancora non lo avesse capito, è una discussione di libertà per la libertà. Quale è la libertà di una nazione in cui il capo del governo, insieme proprietario di TV e Mondadori, società diretta dalla figliola Marina, si tiene per quindici giorni fra le mani il dischetto compromettente (per Marrazzo) e comunque corpo di reato, decidendo con parenti e dipendenti cosa farne e come utilizzarlo? L’articolo 640 del Codice Penale sulla ricettazione parla chiaro:” Chi al fine di procurare a sè o ad altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni. Se la legge è uguale per tutti (nell’ Italia berluskoniana dove vigono lodi per “primi super pares” e leggi ad personam dell’Egoarca non è più vero) attendiamo che la Procura di Roma persegua i falsi ricattatori e chi li ha pilotati e invii le carte a quella di Milano per competenza sulla ricettazione commessa. Ovviamente (quasi) nessuno ne parla e non ci resta altro da fare che sognare ciò che in qualsiasi stato di diritto sarebbe semplice banale storia di fatti quotidiani. Altrimenti “chi toglie dalla testa dell’opinione pubblica che il presidente del consiglio – protetto da uno straordinario conflitto di interessi – governi “una macchina del fango” sbattuta negli ultimi mesi contro i suoi presunti nemici?” (Giuseppe D’Avanzo, pag 1 de La Repubblica 30 ottobre 2009)
Questa ormai, per chi ancora non lo avesse capito, è una discussione di libertà per la libertà. Quale è la libertà di una nazione in cui il capo del governo, insieme proprietario di TV e Mondadori, società diretta dalla figliola Marina, si tiene per quindici giorni fra le mani il dischetto compromettente (per Marrazzo) e comunque corpo di reato, decidendo con parenti e dipendenti cosa farne e come utilizzarlo? L’articolo 640 del Codice Penale sulla ricettazione parla chiaro:” Chi al fine di procurare a sè o ad altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni. Se la legge è uguale per tutti (nell’ Italia berluskoniana dove vigono lodi per “primi super pares” e leggi ad personam dell’Egoarca non è più vero) attendiamo che la Procura di Roma persegua i falsi ricattatori e chi li ha pilotati e invii le carte a quella di Milano per competenza sulla ricettazione commessa. Ovviamente (quasi) nessuno ne parla e non ci resta altro da fare che sognare ciò che in qualsiasi stato di diritto sarebbe semplice banale storia di fatti quotidiani. Altrimenti “chi toglie dalla testa dell’opinione pubblica che il presidente del consiglio – protetto da uno straordinario conflitto di interessi – governi “una macchina del fango” sbattuta negli ultimi mesi contro i suoi presunti nemici?” (Giuseppe D’Avanzo, pag 1 de La Repubblica 30 ottobre 2009)
sabato 24 ottobre 2009
Il regalo di Berlusconi
“Tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri” (George Orwell)
“Una volta un giudice giudicò chi aveva dettato le leggi. Prima cambiarono il giudice. E subito dopo la legge” (Fabrizio De Andrè)
“Che cosa sono i regni senza giustizia, se non delle vaste imprese brigantesche?” (Sant’Agostino)
Il Padre della Chiesa ha già definito ottimamente cosa sia il governo senza giustizia delle leggi ad personam del (super)duce(tto) di Arcore. Ci conforta la convinzione di Lincoln :”Potete ingannare tutti per un pò, qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Se Abraham aveva ragione, allora possiamo sperare che le nostre disgrazie volgano al termine: tutti i limiti della umana credulità sono stati ormai superati, in un’orgia di discesa agli inferi dalla quale altro non è possibile fare che risalire in superficie. Ad astra per aspera
(Il regalo di Berlusconi. Comprare un testimone, vincere i processi e diventare premier. La vera storia del caso Mills – Peter Gomez e Antonella Mascali – Chiarelettere – I Edizione, set. 2009)
“Una volta un giudice giudicò chi aveva dettato le leggi. Prima cambiarono il giudice. E subito dopo la legge” (Fabrizio De Andrè)
“Che cosa sono i regni senza giustizia, se non delle vaste imprese brigantesche?” (Sant’Agostino)
Il Padre della Chiesa ha già definito ottimamente cosa sia il governo senza giustizia delle leggi ad personam del (super)duce(tto) di Arcore. Ci conforta la convinzione di Lincoln :”Potete ingannare tutti per un pò, qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Se Abraham aveva ragione, allora possiamo sperare che le nostre disgrazie volgano al termine: tutti i limiti della umana credulità sono stati ormai superati, in un’orgia di discesa agli inferi dalla quale altro non è possibile fare che risalire in superficie. Ad astra per aspera
(Il regalo di Berlusconi. Comprare un testimone, vincere i processi e diventare premier. La vera storia del caso Mills – Peter Gomez e Antonella Mascali – Chiarelettere – I Edizione, set. 2009)
Il "privato" di berlusconi
Il 23 ottobre 2009, dopo ben tre giorni di visita definita “privatissima” dallo stesso palazzo Chigi, l’incontro con Putin in Russia dell’Egoarca appare sempre più pubblicissimo, visto che si è parlato di energia, gasdotti e quant’altro, cioè di temi e problemi quanto mai strategici e di interesse palesemente pubblico, nazionale e internazionale. Il pur moderato Rutelli ha chiesto di sapere se gli affari che il Conducator è andato a trattare con l’amico bolscevico Putin del KGB, siano i suoi privatissimi – come affermato – o i nostri pubblici, come appare ad ogni evidenza. Resta il fatto che il 21, per partire improvvisamente per il suo privatissimo incontro, l’Autocrate ha fatto annullare un pranzo già programmato col re Abdallah di Giordania in visita ufficiale in Italia. Quirinale e Farnesina sono infuriatissimi per lo sgarbo al re e alla regina. L’Ambasciata di Giordania smentisce di aver avanzato rimostranze in proposito, conciò steso confermando il contrario. Il (super)duce(tto) di Arcore dovrebbe spiegarci perchè le sue privatissime esigenze debbano prevalere sugli obblighi che gli competono come capo di governo: aspettiamo risposta in non fiduciosa attesa. E il 23 ottobre ha fatto rinviare un consiglio dei ministri, adducendo a scusante l’impossibilità di rientrare per il maltempo: montagne di neve a San Pietroburgo! I giornalisti ci informano tuttavia che tutti gli altri aerei partono e arrivano regolarmente dal suo aeroporto dove brilla un bel sole autunnale, con una buona – per l’ex Leningrado - temperatura di ben 4° sopra lo zero. Boh! Mah!
1) Perchè devo pagare – con la mia miserrima, miserabile e miserevole pensione di invalido del lavoro con carico di famiglia - le pesantissime spese di trasporto privatissimo del Rais che possiede ed ha per altro a sua completa e totale disposizione una flotta personale privata più consistente di quella governativa ?
2) Le visite di tre giorni a capi di stato stranieri si possono definire private?
3) Esiste il privato in Berluskoni che, nella campagna elettorale del 2001 che lo vide poi trionfatore anche per questo, inondò le case di tutti gli italiani e inviò loro 17 milioni di copie di un (libro) fotoromanzo stucchevole in carta patinata sulla sua vita privatissima dalla nascita al 2001? Si precisava ogni particolare più intimo della sua esistenza privata, compresi i momenti in cui il suo amore erotico per la prima consorte si trasformava in amore fraterno, visto che l’eros era ormai riservato alle nuova seconda moglie Veronica Lario (che ha chiesto per altro anche essa il divorzio solo sei mesi or sono per colpa dell’ex marito frequentatore di minorenni e prostitute).
4) Col compagno Putin parlerà anche del KGB e dei dossier da utilizzare contro i suoi infiniti mortali nemici? (Non lo fa meditare il fatto che Corrado Augias, il primo dossierato, ha già querelato il suo Feltri, direttore de Il Giornale di sua proprietà familiare, con l’accusa incredibile di essere stato una spia al soldo della Cecoslovacchia negli anni ’60?)
5) Il 22 ottobre, in teleconferenza anche col presidente turco Erdogan, Berluskoni e lo Zar di Tutte le Russie discutono di energia, gasdotti e quant’altro, mentre si annuncia un’altra teleconferenza con l’ex cancelliere Schroeder, attualmente alto dirigente del consorzio del gasdotto Nort Stream (privato e pubblico continuano ad intrecciarsi selvaggiamente e ignobilmente non soltanto in Berluskoni).
Insomma di privato, in questa visita pubblica, non c’è veramente nulla, se non gli affari personali del Grande Capo di Arcore: ormai la confusione è totale, il corto circuito completo e continuo. Il caos fra vizi privati (frequentazioni di minorenni, rapporti con prostitute, megaconflitti di interessi che gridano vendetta al cospetto di dio e degli uomini) e pubbliche virtù (quali?) è immediato e (s)travolge ogni limite della pubblica decenza e della moralità costituzionale!
“E’ una situazione istituzionalmente assurda. In qualsiasi altro paese democratico una simile vicenda avrebbe determinato la fine politica del suo protagonista” (Zanda, vicepresidente dei senatori PD).
“Molti misteri in questa visita, soprattutto le voci di un interesse di Berlusconi per eventuali dossier di servizi stranieri (russi) sugli attacchi al premier”. (Gianluca Luzi, pag. 9 de La repubblica del 22 otobre 2009)
1) Perchè devo pagare – con la mia miserrima, miserabile e miserevole pensione di invalido del lavoro con carico di famiglia - le pesantissime spese di trasporto privatissimo del Rais che possiede ed ha per altro a sua completa e totale disposizione una flotta personale privata più consistente di quella governativa ?
2) Le visite di tre giorni a capi di stato stranieri si possono definire private?
3) Esiste il privato in Berluskoni che, nella campagna elettorale del 2001 che lo vide poi trionfatore anche per questo, inondò le case di tutti gli italiani e inviò loro 17 milioni di copie di un (libro) fotoromanzo stucchevole in carta patinata sulla sua vita privatissima dalla nascita al 2001? Si precisava ogni particolare più intimo della sua esistenza privata, compresi i momenti in cui il suo amore erotico per la prima consorte si trasformava in amore fraterno, visto che l’eros era ormai riservato alle nuova seconda moglie Veronica Lario (che ha chiesto per altro anche essa il divorzio solo sei mesi or sono per colpa dell’ex marito frequentatore di minorenni e prostitute).
4) Col compagno Putin parlerà anche del KGB e dei dossier da utilizzare contro i suoi infiniti mortali nemici? (Non lo fa meditare il fatto che Corrado Augias, il primo dossierato, ha già querelato il suo Feltri, direttore de Il Giornale di sua proprietà familiare, con l’accusa incredibile di essere stato una spia al soldo della Cecoslovacchia negli anni ’60?)
5) Il 22 ottobre, in teleconferenza anche col presidente turco Erdogan, Berluskoni e lo Zar di Tutte le Russie discutono di energia, gasdotti e quant’altro, mentre si annuncia un’altra teleconferenza con l’ex cancelliere Schroeder, attualmente alto dirigente del consorzio del gasdotto Nort Stream (privato e pubblico continuano ad intrecciarsi selvaggiamente e ignobilmente non soltanto in Berluskoni).
Insomma di privato, in questa visita pubblica, non c’è veramente nulla, se non gli affari personali del Grande Capo di Arcore: ormai la confusione è totale, il corto circuito completo e continuo. Il caos fra vizi privati (frequentazioni di minorenni, rapporti con prostitute, megaconflitti di interessi che gridano vendetta al cospetto di dio e degli uomini) e pubbliche virtù (quali?) è immediato e (s)travolge ogni limite della pubblica decenza e della moralità costituzionale!
“E’ una situazione istituzionalmente assurda. In qualsiasi altro paese democratico una simile vicenda avrebbe determinato la fine politica del suo protagonista” (Zanda, vicepresidente dei senatori PD).
“Molti misteri in questa visita, soprattutto le voci di un interesse di Berlusconi per eventuali dossier di servizi stranieri (russi) sugli attacchi al premier”. (Gianluca Luzi, pag. 9 de La repubblica del 22 otobre 2009)
martedì 20 ottobre 2009
Il Paese di Bengodi
Nel Bel Paese di Bengodi (s)governato dal capo di governo più bravo, più buono e più amato di a da tutti negli ultimi 150 anni della storia d’Italia a partire dalla sua Unità (se lo dice da solo e quindi...) continuano tuttavia ad accadere episodi drammatici che non fanno onore al se-dicente (super)duce(tto) di Arcore. Il 19 ottobre la cronaca nera di Napoli ci informa dell’avvelenamento di mamma e figlio di 6 anni a causa dell’ossido di carbonio prodotto dal bracere con cui la donna cercava di scaldarsi insieme al suo bimbo. La signora Manuela Rodriguez Fortez, pur lavorando non era riuscita a pagare le bollette dell’ENEL che da due settimane le aveva distaccato l’erogazione della corrente elettrica. Elvis, che da grande voleva fare l’ingegnere, è morto e la sua povera mamma – in coma - sta morendo in ospedale. Col suo lavoro riusciva a malapena a pagare l’affitto e il cibo:troppo dignitosa per chiedere un aiuto di cui si vergognava, la sua vita è finita in tragedia. Forse aveva anche paura che chiedendolo, i servizi sociali le avrebbero potuto portare via il figlio come è già accaduto ad altre disgraziate come lei!
A Roma il sindaco ex-fascista Alemanno, ora popolano della libertà, ha firmato un’ordinanza che dal 1° novembre proibisce a lavavetri e artisti di strada di esercitare i loro dignitosi “mestieri” pur svolti nella loro drammaticità esistenziale, sanzionandoli con repressive e solerti normative ad hoc. Così mentre l’Egoarca Telemediocratico, plutocrate fre i più ricchi del mondo, continua ad accumulare ricchezze spropositate e sempre più iperboliche, facendo scempio da 15 anni della moralità e della legalità di questo paese e di un’intera nazione, i poveri diventano sempre più poveri e vengono fatti morire nell’indifferenza generale, fatti colpevoli della loro stessa miseria in cui sono costretti a (soprav)vivere, quando va bene. L’inesorabile, impietosa omicida applicazione della legge (che con feroce sarcasmo viene ancora definita uguale per tutti) si scatena sempre più violenta sulla pelle e sulle spalle dei più deboli e indifesi, mentre si annulla, fra lodi Schifani e Al Fani e leggi (?) ad personam, nei confronti dei più forti. “Proletari di tutto il mondo unitevi: non avete da perdere altro che le vostre catene” (Karl Marx, 1848)
Intanto l’Egoarca che si autodefinisce il più buono, il più bravo e il più amato degli ultimi 150 anni di storia italiana, si proclama anche “il più perseguitato di tutti i tempi di tutta la storia umana” (sic!). E’ vero: infatti gli sono contro la moglie (che la sua frequentazione di minorenni e prostitute ha costretto a chiedere il divorzio); la figlia (che gli chiede di essere equanime nella spartizione della torta coi figli di vari letti – ma non è cattolico apostolico ecumenico romano? - ); il Presidente della Camera (in forte rimonta progressiva da fuoriuscita definita dal fascismo di provenienza); la Corte Costituzionale (bolscevica che gli elimina l’amorevole lodo Al Fano ad personam che gli garantiva immunità e impunità totale e assoluta); la Magistratura (notoriamente comunista da sempre); il Presidente della Repubblica (anche lui notoriamente comunista da sempre); i giornali (comunisti, complottardi, calunniosi e criminosi oltrechè comunisti – i pochi non ancora da Lui posseduti -); la TV (prevenuta pregiudizialmente e comunista: ma Mediaraiset non è tutta sotto il suo controllo o per proprietà diretta o per dominio politico?); la stampa estera (diretta e sobillata da La Repubblica); l’Unione Europea (che si ribella al suo patetico tentativo di censurare le comunicazioni dei commissari che lo criticano); la CEI (che non ha gradito l’eliminazione del direttore de L’Avvenire Boffo, (s)travolto dalle calunnie ingiuriose del suo dipendente Feltri, direttore de Il Giornale, proprietà di famiglia); la Chiesa (che deve fare un pò finta di scandalizzarsi per divorzi, frequentazione di minorenni e rapporti con prostitute). Lui è perciò convinto che tutto il mondo ce l’abbia con lui, per “invidia” e cattiveria (ha detto pure questo!). Non conosce Freud, ma anche ignorandolo è possibile che – almeno per un momento - non riesca a pensare che forse è proprio lui ad avercela con tutto il mondo? (quello che non vuole inchinarsi ai suoi piedi in totale adorazione come fa l’esercito sciocco e/o interessato dei suoi servi e servitori Fede(li), sodali e sicofanti, nani e ballerine, minorenni e prostitute). Usque tandem?
Invito tutti a leggere l’ottimo articolo di Giuseppe D’Avanzo a pagina 1 de La Repubblica del 20 ottobre 2009 “Chi tocca i fili muore”. Riassumo brevemente: il premier, convinto di essere il bersaglio di un complotto internazionale causato dall’invidia del gigantesco spaventoso agglomerato di potere politico-mediatico-burocratico-plutocratico di cui dispone, si difende scatenando e sguinzagliando i suoi cani da caccia e da guardia alle calcagna dei suoi nemici L’ultimo colpevole è il giudice Mesiano che lo ha condannato a pagare un rimborso di 750000 euro per le truffe subite da De Benedetti per le sentenze taroccate e comprate da Previti, suo avvocato ed amico, condannato per questo a sei anni di galera mai scontati grazie all’emanazione dell’ennesima legge ad personam, in questo caso a favore del sodale. La sua giornalista (?) del suo TG5 della sua Mediaraiset sbeffeggia il giudice (spiato di nascosto dalle telecamere del padrone) responsabile di indossare calzini di colore turchese (è la colpa più grave che la sventurata riesce ad individuare nonostante il suo killeraggio telemediocratico baronale). “Chi tocca i fili della comunicazione – e quindi della politica e degli interessi dell’Egoarca – mette in gioco la sua reputazione, la sua dignità, il bene più prezioso: il suo buon nome”.
A Roma il sindaco ex-fascista Alemanno, ora popolano della libertà, ha firmato un’ordinanza che dal 1° novembre proibisce a lavavetri e artisti di strada di esercitare i loro dignitosi “mestieri” pur svolti nella loro drammaticità esistenziale, sanzionandoli con repressive e solerti normative ad hoc. Così mentre l’Egoarca Telemediocratico, plutocrate fre i più ricchi del mondo, continua ad accumulare ricchezze spropositate e sempre più iperboliche, facendo scempio da 15 anni della moralità e della legalità di questo paese e di un’intera nazione, i poveri diventano sempre più poveri e vengono fatti morire nell’indifferenza generale, fatti colpevoli della loro stessa miseria in cui sono costretti a (soprav)vivere, quando va bene. L’inesorabile, impietosa omicida applicazione della legge (che con feroce sarcasmo viene ancora definita uguale per tutti) si scatena sempre più violenta sulla pelle e sulle spalle dei più deboli e indifesi, mentre si annulla, fra lodi Schifani e Al Fani e leggi (?) ad personam, nei confronti dei più forti. “Proletari di tutto il mondo unitevi: non avete da perdere altro che le vostre catene” (Karl Marx, 1848)
Intanto l’Egoarca che si autodefinisce il più buono, il più bravo e il più amato degli ultimi 150 anni di storia italiana, si proclama anche “il più perseguitato di tutti i tempi di tutta la storia umana” (sic!). E’ vero: infatti gli sono contro la moglie (che la sua frequentazione di minorenni e prostitute ha costretto a chiedere il divorzio); la figlia (che gli chiede di essere equanime nella spartizione della torta coi figli di vari letti – ma non è cattolico apostolico ecumenico romano? - ); il Presidente della Camera (in forte rimonta progressiva da fuoriuscita definita dal fascismo di provenienza); la Corte Costituzionale (bolscevica che gli elimina l’amorevole lodo Al Fano ad personam che gli garantiva immunità e impunità totale e assoluta); la Magistratura (notoriamente comunista da sempre); il Presidente della Repubblica (anche lui notoriamente comunista da sempre); i giornali (comunisti, complottardi, calunniosi e criminosi oltrechè comunisti – i pochi non ancora da Lui posseduti -); la TV (prevenuta pregiudizialmente e comunista: ma Mediaraiset non è tutta sotto il suo controllo o per proprietà diretta o per dominio politico?); la stampa estera (diretta e sobillata da La Repubblica); l’Unione Europea (che si ribella al suo patetico tentativo di censurare le comunicazioni dei commissari che lo criticano); la CEI (che non ha gradito l’eliminazione del direttore de L’Avvenire Boffo, (s)travolto dalle calunnie ingiuriose del suo dipendente Feltri, direttore de Il Giornale, proprietà di famiglia); la Chiesa (che deve fare un pò finta di scandalizzarsi per divorzi, frequentazione di minorenni e rapporti con prostitute). Lui è perciò convinto che tutto il mondo ce l’abbia con lui, per “invidia” e cattiveria (ha detto pure questo!). Non conosce Freud, ma anche ignorandolo è possibile che – almeno per un momento - non riesca a pensare che forse è proprio lui ad avercela con tutto il mondo? (quello che non vuole inchinarsi ai suoi piedi in totale adorazione come fa l’esercito sciocco e/o interessato dei suoi servi e servitori Fede(li), sodali e sicofanti, nani e ballerine, minorenni e prostitute). Usque tandem?
Invito tutti a leggere l’ottimo articolo di Giuseppe D’Avanzo a pagina 1 de La Repubblica del 20 ottobre 2009 “Chi tocca i fili muore”. Riassumo brevemente: il premier, convinto di essere il bersaglio di un complotto internazionale causato dall’invidia del gigantesco spaventoso agglomerato di potere politico-mediatico-burocratico-plutocratico di cui dispone, si difende scatenando e sguinzagliando i suoi cani da caccia e da guardia alle calcagna dei suoi nemici L’ultimo colpevole è il giudice Mesiano che lo ha condannato a pagare un rimborso di 750000 euro per le truffe subite da De Benedetti per le sentenze taroccate e comprate da Previti, suo avvocato ed amico, condannato per questo a sei anni di galera mai scontati grazie all’emanazione dell’ennesima legge ad personam, in questo caso a favore del sodale. La sua giornalista (?) del suo TG5 della sua Mediaraiset sbeffeggia il giudice (spiato di nascosto dalle telecamere del padrone) responsabile di indossare calzini di colore turchese (è la colpa più grave che la sventurata riesce ad individuare nonostante il suo killeraggio telemediocratico baronale). “Chi tocca i fili della comunicazione – e quindi della politica e degli interessi dell’Egoarca – mette in gioco la sua reputazione, la sua dignità, il bene più prezioso: il suo buon nome”.
I calzini turchesi del giudice Mesiano
ANTEFATTO. Il 3 ottobre 2009 il giudice Mesiano emette una sentenza di condanna a carico della Fininvesta di Berlusconi a pagare 750 milioni di euro di risarcimento a favore della CIR di De Benedetti a conguaglio dei danni subiti venti anni prima a causa della sentenza taroccata e fraudolenta emessa dal giudice Metta pagato dall’avvocato Previti, amico e sodale di Berluskoni, nonchè, per questo, anche ministro della difesa nel Berlusconi 1° del 1994. Il pregiudicato Previti Cesare sta scontando per questo reato, infamante in particolare per un avvocato, oltre che per il giudice, la condanna a sei anni di detenzione, anche se non ha fatto nemmeno un giorno di galera, perchè il suo amico e datore di lavoro Berluskoni gli fece una leggina ad personam – in cui l’Autocrate è specialista e super specializzato – che esclude gli ultrasettantenni dal carcere (guarda caso il Previti li aveva compiuti pochi giorni prima del varo della provvidenziale legge ad personam!).
IL FATTO. L’Egoarca Telemediocratico padrone della Fininvest nonchè capo del governo reagisce imbufalito fuori di senno sproloquiando di se stesso come “il più bravo presidente del consiglio degli ultimi 150 anni della storia italiana” dall’Unificazione e dall’Unità ad oggi e dell” uomo politico più perseguitato di tutti i tempi e di tutta la storia umana” (sic!). Finisce i suoi proclami golpisti e sovvertitori della legalità repubblicana al grido di “W l’Italia! W Berlusconi!”: nemmeno Benito Mussolini, Duce del Fascismo al massimo della sua potenza e del suo consenso aveva mai osato autoinneggiare a se stesso gridandosi da solo “W il Duce! W Mussolini” pur gridando sempre “W l’Italia”! Il (super)duce(tto) di Arcore ha avuto anche la vergognosa impudicizia e l’ignobile sfrontatezza di preconizzare letteralmente e testualmente che “sul giudice Mesiano ne vedremo delle belle”. Infatti a stretto giro di killeraggio mediatico e assassinio televisivo i suoi sicofanti, servi, servitori e lacchè delle sue televisioni omicide al servizio della lesa maestà dell’Egoarca, mandano in onda sull’ammiraglia TG5 un “servizio” osceno, miserabile, miserrimo, criminoso e delinquenziale sul giudice che viene pedinato vigliaccamente di nascosto mentre passeggia in una giornata libera da impegni di lavoro, attendendo alle sue attività personali quotidiane. La giovane irresponsabile mentecatta giornalista prezzolata al soldo del suo padrone nonchè capo del governo ad suam personam ad interim, non potendo riscontrare fraudolentemente alcunchè di negativo addebitabile in nessun modo all’ingiustamente e illegalmente perseguitato giudice Mesiano, sottolinea riprovevolmente scandalizzata che “il magistrato si permette di andare in giro con calzini di color turchese, assolutamente inadatti alle aule di un tribunale”. 1) A parte il fatto che ciascun frequentatore di palazzi di giustizia è ancora libero di mettersi – o non mettersi – calzini di qualsiasi colore a suo piacimento, visto che non esistono ancora – allo stato dei fatti – normative che impongano l’uso – o meno – di calzini e tanto meno di quale colore; 2) il giudice era seduto su una panchina dei giardini pubblici di Milano in un giorno libero dal servizio e quindi...L’enormità demenziale e delinquenziale della vendetta del Despota Megalomane Narcisista Provocatore è talmente esagerata e insostenibile che scatena una sacrosanta reazione a difesa dell’innocente magistrato unicamente colpevole di avere svolto – bene – il suo lavoro, tanto che lo stesso Unto del e dal Signore è costretto a prendere le distanze dalla sua giornalista e dal (dis)servizio della sua Mediaraiset. Proclama solennemente, nell’incredulità e fra le risate di tutti, che Lui “non c’entra niente e nulla ha a che fare con la vicenda” (SIC!), mettendo perciò definitivamente la firma sotto il misfatto: excusatio non petita, accusatio manifesta, anche volendo lasciare almeno per una volta in pace il grande padre Freud e le sue teorie probatorie e accusatorie di questi fenomeni di proiezione da manuale. Eppure il Grande Acrimonioso aveva già ordinato al suo Popolo della Libertà (quale?) di scendere in piazza a difesa delle sue aziende che Lui confonde e identifica col bene della Nazione, incoerentemente sostenuto nel minacciare sfracelli rivoluzionari, proprio dal suo amico e collega Bossi che con la bandiera della stessa Nazione Italiana ha sempre affermato testualmente e letteralmente “di volercisi pulire il culo”. Come fanno questi due a stare insieme, visto pure che nel quinquennio 1996/2001, dopo il fallimento del primo governo in comune Berluskoni I, si sono smerdati senza ritegno e senza la minima pietà, mentre già inciuciavano nella (ri)costruzione del Berluskoni II con cui vinsero incredibilmente le elezioni del 2001?
Comunque vendita dei calzini di colore turchese sta avendo giustamente un’impennata eccezionale in questi ultimi giorni di ottobre, perchè tutti ci tengono, in questo modo ironico e civile, a esprimere solidarietà e appoggio al bravo giudice Mesiano, vittima senza colpa di questo gravissimo attaco squadristico telemediatico, ordinato dal Super Boss di Palazzo Chigi Al Tappone IV.
IL FATTO. L’Egoarca Telemediocratico padrone della Fininvest nonchè capo del governo reagisce imbufalito fuori di senno sproloquiando di se stesso come “il più bravo presidente del consiglio degli ultimi 150 anni della storia italiana” dall’Unificazione e dall’Unità ad oggi e dell” uomo politico più perseguitato di tutti i tempi e di tutta la storia umana” (sic!). Finisce i suoi proclami golpisti e sovvertitori della legalità repubblicana al grido di “W l’Italia! W Berlusconi!”: nemmeno Benito Mussolini, Duce del Fascismo al massimo della sua potenza e del suo consenso aveva mai osato autoinneggiare a se stesso gridandosi da solo “W il Duce! W Mussolini” pur gridando sempre “W l’Italia”! Il (super)duce(tto) di Arcore ha avuto anche la vergognosa impudicizia e l’ignobile sfrontatezza di preconizzare letteralmente e testualmente che “sul giudice Mesiano ne vedremo delle belle”. Infatti a stretto giro di killeraggio mediatico e assassinio televisivo i suoi sicofanti, servi, servitori e lacchè delle sue televisioni omicide al servizio della lesa maestà dell’Egoarca, mandano in onda sull’ammiraglia TG5 un “servizio” osceno, miserabile, miserrimo, criminoso e delinquenziale sul giudice che viene pedinato vigliaccamente di nascosto mentre passeggia in una giornata libera da impegni di lavoro, attendendo alle sue attività personali quotidiane. La giovane irresponsabile mentecatta giornalista prezzolata al soldo del suo padrone nonchè capo del governo ad suam personam ad interim, non potendo riscontrare fraudolentemente alcunchè di negativo addebitabile in nessun modo all’ingiustamente e illegalmente perseguitato giudice Mesiano, sottolinea riprovevolmente scandalizzata che “il magistrato si permette di andare in giro con calzini di color turchese, assolutamente inadatti alle aule di un tribunale”. 1) A parte il fatto che ciascun frequentatore di palazzi di giustizia è ancora libero di mettersi – o non mettersi – calzini di qualsiasi colore a suo piacimento, visto che non esistono ancora – allo stato dei fatti – normative che impongano l’uso – o meno – di calzini e tanto meno di quale colore; 2) il giudice era seduto su una panchina dei giardini pubblici di Milano in un giorno libero dal servizio e quindi...L’enormità demenziale e delinquenziale della vendetta del Despota Megalomane Narcisista Provocatore è talmente esagerata e insostenibile che scatena una sacrosanta reazione a difesa dell’innocente magistrato unicamente colpevole di avere svolto – bene – il suo lavoro, tanto che lo stesso Unto del e dal Signore è costretto a prendere le distanze dalla sua giornalista e dal (dis)servizio della sua Mediaraiset. Proclama solennemente, nell’incredulità e fra le risate di tutti, che Lui “non c’entra niente e nulla ha a che fare con la vicenda” (SIC!), mettendo perciò definitivamente la firma sotto il misfatto: excusatio non petita, accusatio manifesta, anche volendo lasciare almeno per una volta in pace il grande padre Freud e le sue teorie probatorie e accusatorie di questi fenomeni di proiezione da manuale. Eppure il Grande Acrimonioso aveva già ordinato al suo Popolo della Libertà (quale?) di scendere in piazza a difesa delle sue aziende che Lui confonde e identifica col bene della Nazione, incoerentemente sostenuto nel minacciare sfracelli rivoluzionari, proprio dal suo amico e collega Bossi che con la bandiera della stessa Nazione Italiana ha sempre affermato testualmente e letteralmente “di volercisi pulire il culo”. Come fanno questi due a stare insieme, visto pure che nel quinquennio 1996/2001, dopo il fallimento del primo governo in comune Berluskoni I, si sono smerdati senza ritegno e senza la minima pietà, mentre già inciuciavano nella (ri)costruzione del Berluskoni II con cui vinsero incredibilmente le elezioni del 2001?
Comunque vendita dei calzini di colore turchese sta avendo giustamente un’impennata eccezionale in questi ultimi giorni di ottobre, perchè tutti ci tengono, in questo modo ironico e civile, a esprimere solidarietà e appoggio al bravo giudice Mesiano, vittima senza colpa di questo gravissimo attaco squadristico telemediatico, ordinato dal Super Boss di Palazzo Chigi Al Tappone IV.
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