Ormai gli ineffabili avvocati dell’Egoarca Senza Più Limiti sparano atomiche sempre più terrificanti e inumane. Ghedini Ma Va Là e Pecorella Ex Soccorso Rosso sono impegnati a perorare le immorali pretese dell’Autocrate Telemediocratico di fronte alla Corte Costituzionale la quale, infarcita di amici di merenda e di cene del Blefaroplastikato Kalotrikofilo capo del governo, sta decidendo (scrivo il 7 ottobre 2009) la (il)legalità del lodo Alfano che garantisce immunità e impunità al (super)duce(tto) di Arcore. I due legulei affermano senza ritegno nè remore di sorta, bronzeamente serafici, che il loro cliente è “primus super pares” e che “la giustizia è uguale per tutti, ma non la sua applicazione”! Già nel 1948, nella sua animalesca fattoria, Orwell aveva affermato l’uguaglianza di tutti i porci, ma anche che qualche porco è più uguale degli altri: qualcuno l’ha preso sul serio, purtroppo!
Lo stato di diritto è ormai ridotto a un cadavere insepolto e putrefatto per tutti, meno che per chi ha necessità e interesse di ritenere i suoi miasmi effluvi ben odorosi. Sulla dissoluzione dello stato di diritto, conseguente alla sua eliminazione telemediocratica attuata dal mago di Arcore si basa la pretesa telesquadrista di mantenere per sempre uno strapotere antidemocratico conquistato con la inaudita violenza del mostruoso conflitto di interessi berluskoniano.
Il Pentadespota incarna ormai e assomma in sè i tre poteri canonici legislativo, esecutivo e giudiziario, da sempre e fino ad oggi distinti e ritenuti fondamento dello stato di diritto, in quanto e se autonomi e indipendenti l’uno dall’altro. Aggiunge alla somma immorale, illegale ed eversiva anche il potere economico (è uno degli uomini più ricchi del mondo, anche se non ha mai voluto informarci sulle vere origini della sua plutocrazia). Infine il quinto nuovissimo mirabolante psichedelico fuorviante coloniale potere telemediatico del suo impero masmediologico.
L’avvocato dello Stato Glauco Nori, rimpinguato dalle lautissime prebende che gli devo pagare come cittadino contribuente, nega che “la Corte Costituzionale sia condizionabile”. E’ vero: non c’è alcuna necessità e nessuna possibilità di condizionarla, visto che è già strutturalmente autocondizionata pavlovianamente, al punto che almeno due membri sono da anni ospiti di Berluskoni in cene e merende conviviali, che si sono tenute anche a ridosso della emissione della sentenza di costituzionalità del lodo Alfano ad personam dell’Autocrate Telemediocratico. I due giudici “imparziali” (si fa per dire) contestati col sorcio in bocca (come dicono a Roma) hanno reagito sprezzantemente con spudorata prosopopea, affermando che loro vanno a cena con chi gli pare: per molto meno gli avvocati dell’Imperatore Universale Miglior Capo di Governo dell’Italia degli Ultimi 150 Anni hanno eliminato giudici sgraditi al Grande Bugiardo.
Concludendo: il Padrone delle Televisioni e Molto Altro, pluriinquisito per le centinaia di reati contestatigli dalla Magistratura come (im)prenditore, diventa per questo capo del governo. Per evitare processi e galera (come riconobbe lo stesso sodale Confalonieri) si fa 17 leggi ad personam che prescrivono e depenalizzano i suoi svariati reati e per sicurezza, ad abundantiam, si inventa lodi a ripetizione che lo immunizzano e lo rendono impunito e impunibile da ogni eventuale procedimento giudiziario a suo carico e ai suoi danni. Lodo 1 Schifani nel 2003, lodo 2 Alfano nel 2008 (il lodo Schifani, nel frattempo, depennato dalla Corte Costituzionale è divenuto per questo presidente del senato). La Corte Costituzionale che deve decidere della (il)legalità dei lodi, è infarcita di suoi amici di merende. L’avvocato dello stato che dovrebbe difendere la sacralità della Legge, si schiera in supina ricattatoria difesa dell’Egoarca, nel presupposto psicopatologico dell’autoidentificazione con lo Stato che l’Autocrate fa di se stesso. Il 6 ottobre il Pifferaio Magico, a sentenza ancora da emettere, scatena un golpe preventivo minacciando di riempire le piazze col suo Popolo della Libertà “coglione, imbecille, farabutto, antitaliano e antinazionale” come dice lui stesso sbagliando un pò il tiro. Il ministro Bossi e altri ministri leghisti, invitati a pranzo dal presidente della camera, prima di sedersi a tavola minacciano (se solo la Corte si azzardasse a criticare il lodo 2 Alfano) di chiamare in piazza “i Galli” pronti a un sol fischio del Padrone Leghista e del suo figliolo Trota Padana 1 che partecipa all’incontro non so bene a quale titolo (monarchia bossiana?)
Nel frattempo, ciliegina sulla torta del disfacimento dello Stato di Diritto, l’(ex?) avvocato Previti Cesare, pluripregiudicato condannato a 7 anni e ½ con sentenze definitive (che sta “scontando” affidato ai servizi sociali grazie all’ennesima legge ad personam “Niente carcere agli ultrasettantenni” regalatagli dal suo riconoscente cliente Autocefalo) risulta ancora iscritto all’albo professionale! Doveva essere stato radiato da tempo come prevede la legge e in conseguenza della sentenza di condanna per i gravissimi reati commessi. Qualcuno s’è dimenticato di farlo...W lo Stato di Diritto! Resistere! Resistere! Resistere!
domenica 11 ottobre 2009
In morte del lodo Al Fano
L’auspicato decesso viene comunicato alle ore 18.05 del 7 ottobre 2009 come conseguenza della sentenza della Corte Costituzionale che sancisce l’illegittimità dell’ennesima legge ad personam promulgata per garantire impunità e immunità dalle sue stesse malefatte all’Egoarca Berluskoni Silvio, massone deviato matricola 1816 tessera P2 1978. Gli italiani liberi applaudono in letizia (non Noemi); quelli “coglioni, imbecilli e farabutti” (secondo la stessa anglosassone terminologia che l’Autocrate utilizza a danno di chi non lo ama) piangono disperati nel terrore che il loro Grande capo Autocefalo possa essere processato per i reati commesi nell’esercizio delle sue funzioni di (super9 duce(tto) Telemediocratico di Arcore, padrone assoluto e controllore delle televisioni e dei giornali...Peccato che una intera nazione debba perdere il tempo prezioso della sua vita a neutralizzare e rintuzzare le picconate alle fondamenta dello stato di diritto con cui Al Tappone Meno Male Che Silvio C’è da 15 anni sta abbattendo le basi stesse necessarie e sufficenti a rendere possibile la stessa esistenza di una società libera e civile...
In ogni modo la Corte Costituzionale, benchè infarcita incredibilmente di amici di merende del Blefaroplastikato Kalotrikofilo (vedi cene conviviali fra giudici della corte, ministro della giustizia ad personam detto pure lodo Al Fano e capo del governo per accordarsi sulle mosse in attesa della sentenza) ha bilanciato dignitosamente il peso, insostenibile e insopportabile, dei membri golpisti, amici del Piduista (tessera 1816 del 1978) Mago di Arcore. Ravviviamo la fiammella dela speranza, ormai quasi spenta dalle macerie dello sfascio dello stato di diritto, operato e attuato scientificamente dal Pentadespota Telemediocratico capo del governo, facitore di 17 leggi ad personam, distruttore della magistratura, plutocrate fra i più ricchi dell’intero mondo e padrone della informazione attraverso il controllo militare di TV e giornali! Meno male che Silvio può non esserci! Peccato che ci sia!
In ogni modo la Corte Costituzionale, benchè infarcita incredibilmente di amici di merende del Blefaroplastikato Kalotrikofilo (vedi cene conviviali fra giudici della corte, ministro della giustizia ad personam detto pure lodo Al Fano e capo del governo per accordarsi sulle mosse in attesa della sentenza) ha bilanciato dignitosamente il peso, insostenibile e insopportabile, dei membri golpisti, amici del Piduista (tessera 1816 del 1978) Mago di Arcore. Ravviviamo la fiammella dela speranza, ormai quasi spenta dalle macerie dello sfascio dello stato di diritto, operato e attuato scientificamente dal Pentadespota Telemediocratico capo del governo, facitore di 17 leggi ad personam, distruttore della magistratura, plutocrate fra i più ricchi dell’intero mondo e padrone della informazione attraverso il controllo militare di TV e giornali! Meno male che Silvio può non esserci! Peccato che ci sia!
Il super maxi "perseguitato"
Nella conferenza stampe del 9 ottobre 2009 l’Egoarca, che non ha ancora bene incassato il colpo della sentenza di illegittimità costituzionale del suo lodo Alfano ad personam (immunità e impunità dai processi), si scatena nelle sue psicopatologiche incredibili querimonie per millantate persecuzioni. Ha affermato testualmente di essere “il capo di governo più perseguitato dalla magistratura di tutto il mondo e di tutti i tempi”. Normalmente, in questi casi, si chiama in fretta il 118, ma evidentemente chi gli sta vicino non ne ha il coraggio...E si che la (ex?) moglie, pochi mesi or sono, all’inizio della denuncia degli scandali che avrebbero stroncato per molto meno qualsiasi capo di governo del mondo civile, aveva affermato che il marito “non sta bene ed è bisognoso di cure”... Intervenendo a Porta a Porta RAI 1 del 7 ottobre, l’Autocrate, fra le altre fessere, ha avuto la sfacciataggine di definire Rosy Bindi, vicepresidente della camera, che lo contrastava, “più bella che intelligente”. Proprio lui che straparla di essere adorator delle donne, ma evidentemente soltanto di quelle corrispondenti ai suoi canoni estetici di ecchio piccolo uomo, uomo piccolo, brutto, tinto e rifatto, più alto che cortese, più brutto che intelligente...
Il super maschilista se-dicente "perseguitato"
“Lei è più bella che intelligente”: così Berluskoni a Rosy Bindi che lo contraddice in Porta a Porta vesp(as)iano dell’8 ottobre 2009. L’uomo più brutto che alto, più tinto che rifatto, più antipatico che scortese, più megalomane bugiardo, si permette di continuare a trattare le donne come oggetti da comprare al suk di Marrakesh. Nonostante la scalmanata e scomposta reazione della solita compagine bolscevica, la callipigia ministra delle Pari Opportunità, brilla per il silenzio tombale del sarcofago in cui rinchiude l’intera vicenda, senza nemmeno un’epigrafe. E’ la stessa che poche settimane or sono, su comando e richiesta del Boss Sciupafemmine per antonomasia, era entrata a (bella) gamba tesa nell’agone delle notizie che ci informavano della frequentazione delle minorenni e dei rapporti con le prostitute del gentilissimo e rispettosissimo (con le donne) virile Egoarca Berluskoni IV. Le varie Brambille, Prestigiacome, Meloni, Gelmini, ministre ad orologeria ad nutum della svegli dell’Autocratico Autocefalo Capo tacciono, spero imbarazzate, ma ritengo più semplicemente complici, corrive al comportamento più becero e maschilista del loro virilissimo – ma come fanno a saperlo? – capo di governo. D’altra parte si può ben capire che possa perdere le staffe chi, come Lui, pur essendo “il più bravo in assoluto di tutti i capi di governo della storia italiana degli ultimi 150 anni dall’unificazione dello stato unitario”, è anche , tuttavia, “il più perseguitato di tutti i tempi della storia mondiale”. Lo conferma anche la figliola primogenita di primo letto Marina, per questo presidente di Mediolanum e Mondadori, che accusa De Benedetti di “essere invidioso verso il Padre non essendo riuscito a essere come Lui”. Come mai i berluskones hanno questa mania (s)travolgente di ritenere che gli altri, invidiosi, vogliano essere come loro? Chi glielo ha messo in testa? Perchè non la smettono di ridurre le brave persone, civili e oneste, a loro immagine e somiglianza? Nessuno glielo chiede: anzi diffidiamo formalmente padre e figliola dal continuare a offenderci con viltà e abominia. E si mettano d’accordo: se il padre ci definisce “coglioni, imbecilli e farabutti” come fa la filgia a pensare che vogliamo essere come lui? E’ forse un coglione, imbecille e farabutto come noi? E allora?
Marina B., in un’intervista al Corsera del 9 ottobre 2009, tesse una non credibile e non richiesta apologia delirante del padre, sottolineando “i suoi nervi d’acciaio”. Il filiale amoroso incenso profuso è decisamente (in)degno di miglior causa: abbiamo tutti assistito alle inconsulte sfuriate dell’Augusto genitore (super)duce(tto) di Arcore all’annuncio della sentenza dell Corte Costituzionale che lo privava giustamente dell’usbergo del lodo Al Fano ad personam. Lo spettacolo deplorevole del cedimento strutturale del controllo delle coordinate del comportamento psicofisico del Grande despota Autotelemediocratico è sotto gli occhi di tutti. Anche la figliola dovrebbe contenersi meglio.
Siamo decisamente arcistufi della Congrega delle Figliole dei Grandi Perseguitati. Da troppi anni ormai, Stefania figliola di Craxi, ci perseguita con le sue insopportabili querimonie in vendetta della figura paterna. Passata armi e bagagli alla destra neo(s)fascista insieme al fido ex-socialista Cicchitto (tessera 2218, Massoneria deviata P2) e a mille altri ex compagni (?), ci ammorba coi suoi attacchi viscerali che vorrebbero miracolosamente riverginare le malefatte paterne. Un Eroe buono e impavido, costretto alla fuga e all’esilio (?) dai cattivoni giustizialisti di turno: si dimentica che il babbo è e resta un pluripregiudicato con sentenze passate in giudicato per gravbissimi reati, latitante in contumacia. Adesso ci dobbiamo sorbire anche gli attacchi scriteriati della Marina che sproloquia sulle pretese qualità (?) paterne, affogata freudianamente nella visione distorta dall’amore filiale per il suo babbo, piccolo anziano uomo, frequentatore di minorenni e utilizzatore finale (?) di prostitute, che solo lei (e i pochi milioni di “coglioni, imbecilli e farabutti” che lo votano) possono vedere come Gigante Buono dal Cuore Generoso.
Marina B., in un’intervista al Corsera del 9 ottobre 2009, tesse una non credibile e non richiesta apologia delirante del padre, sottolineando “i suoi nervi d’acciaio”. Il filiale amoroso incenso profuso è decisamente (in)degno di miglior causa: abbiamo tutti assistito alle inconsulte sfuriate dell’Augusto genitore (super)duce(tto) di Arcore all’annuncio della sentenza dell Corte Costituzionale che lo privava giustamente dell’usbergo del lodo Al Fano ad personam. Lo spettacolo deplorevole del cedimento strutturale del controllo delle coordinate del comportamento psicofisico del Grande despota Autotelemediocratico è sotto gli occhi di tutti. Anche la figliola dovrebbe contenersi meglio.
Siamo decisamente arcistufi della Congrega delle Figliole dei Grandi Perseguitati. Da troppi anni ormai, Stefania figliola di Craxi, ci perseguita con le sue insopportabili querimonie in vendetta della figura paterna. Passata armi e bagagli alla destra neo(s)fascista insieme al fido ex-socialista Cicchitto (tessera 2218, Massoneria deviata P2) e a mille altri ex compagni (?), ci ammorba coi suoi attacchi viscerali che vorrebbero miracolosamente riverginare le malefatte paterne. Un Eroe buono e impavido, costretto alla fuga e all’esilio (?) dai cattivoni giustizialisti di turno: si dimentica che il babbo è e resta un pluripregiudicato con sentenze passate in giudicato per gravbissimi reati, latitante in contumacia. Adesso ci dobbiamo sorbire anche gli attacchi scriteriati della Marina che sproloquia sulle pretese qualità (?) paterne, affogata freudianamente nella visione distorta dall’amore filiale per il suo babbo, piccolo anziano uomo, frequentatore di minorenni e utilizzatore finale (?) di prostitute, che solo lei (e i pochi milioni di “coglioni, imbecilli e farabutti” che lo votano) possono vedere come Gigante Buono dal Cuore Generoso.
"Sentenza sconcertante"
Così Marina Berlusconi, figliola del padrone di Mediaraiset e capo del governo, per questo presidente di Fininvest nonchè di Mondadori, definisce la sentenza del Tribunale che il 3 ottobre 2009 condanna Fininvest a pagare 750 milioni alla CIR di De Benedetti per i gravissimi reati commessi a suo danno dal sodale Previti in combutta con magistrati corrotti. Rincara l’Egoarca:” Come si fà a chiedere cifre del genere ad una azienda in tempi come questi? Bisogna bloccare l’esecutività della sentenza”. Ma non è lo stesso Berluskoni che ha chiesto il mese scorso 3 milioni di euro di risarcimento a L’Unità e 2 milioni di euro a La Repubblica, ree di fare domande non gradite al Blefaroplstikato Kalotrikofilo telepadrone/capo del governo ad personam suam? Se l’azienda è sua, “come si fa a chiedere cifre del genere ad una azienda in tempi come questi” ? Se non è sua, si può, si può e come...Secondo la legge il pagamento deve essere immediato perchè è direttamente esecutivo, così come prevede la legge. Ma siccome da 15 anni anche le leggi le fa lui: “Bisogna bloccare l’esecutività della sentenza”: i giochi, ignobili e sporchissimi, sono fatti. All’orrore di un conflitto di interessi di cui la storia umana non conosce similitudini in nessun paese civile degno di questo nome, si aggiungerebbe la schifezza della mostruosità della retroattività che già i giureconsulti dell’Antica Roma avevano giustamente bollato di ignominia e immoralità insostenibili. Comunque si scatena ad nutum la canea montante dei Fede(li) Capezzoni, Bonaiuti, Cicchitti e compagnia (di giro) contando e cantando. Il Circo Barnum del Pifferaio Magico di Arcore minaccia addirittura la discesa in piazza del popolo della libertà (del Padrone) a difesa el suo Signore. Ormai siamo al punto inenarrabile che il padrone di Mediaraiset nonchè capo del governo, giustamente sanzionato dalla Autorità Giudiziaria, scatena la piazza dei suoi elettori contro una sentenza della Magistratura che lo colpisce in ciò che ha di più sacro: la propria borsa. I limiti della decenza più microscopica sono stati violati da tempo: chi deve e può, trovi la maniera legale e sviluppi le procedure legittime per esautorare il despota, prima che ci travolga irreversibilmente nel gorgo della sua bulimia di potere senza limiti. L’ora è già passata da tempo.
domenica 4 ottobre 2009
"Una manifestazione incomprensibile"
Così Minzolini, pseudodirettore di nomina autocratica dell’Egoarca al comando del TG1 Mediaraiset, definisce la grandiosa protesta popolare indetta in piazza del Popolo a Roma il 3 ottobre 2009 dalla Federazione Nazionale della Stampa per protestare contro la politica illiberale del Padrone Telemediocratico dell’Etere Italiano in quanto proprietario di Mediaset e padrone della RAI come capo del governo. Minzolini ama esprimere tutta la sua riconoscenza e servile gratitudine a Colui che l’ha nominato al vertice del TG1 con incredibili inaccettabili sfrontati immorali editoriali dove, senza vergogna, con la protervia degli impuniti, spara giaculatorie autogiustificative che possono convincere soltanto “i coglioni, imbecilli, farabutti” che votano Berluskoni suo amato sovrano e datore di lavoro (si fa per dire). Ieri 3 ottobre ha definito l’immensa partecipazione popolare alla protesta della FNSI “una manifestazione incomprensibile...per insediare un regime mediatico”. Oggettivamente impossibile, anche se le masse bolsceviche lo volessero: tutti i posti di comando, nessuno escluso, di Mediaraiset, sono ormai saldamente nelle mani del Padrone telemediocratico e quindi...In piena estate aveva emanato il primo editto per confermare la sua scelta di non parlare delle vicende di sfruttamento della prostituzione verificatesi nella residenza del capo del governo uso ad avere rapporti sessuali con escort di passaggio. Aveva motivato la censura giustificandola col fatto che lui non può dare spazio a dicerie che sono solo gossip e quindi non hanno dignotà di notizia (?). Ormai gli editoriali del Fede(lissimo) Minzolini appaiono essere il quarto Editto Berluskoniano, dopo il 1° di Sofia nel 2001 con cui fece fuori dalla RAI Santoro, Biagi, Luttazzi, Travaglio, Guzzanti e c. accusandoli di uso criminoso della TV; il 2° di Tirana del 2009 in cui invitò i direttori de La Stampa e de Il Corriere della Sera a cambiare mestiere (furono subito cacciati via e sostituiti) ; il 3° di Milano del 2009 in cui giornalisti e magistrati furono apostrofati col criminale epiteto di “farabutti”! Attendiamo i prossimi! Più regime di così!
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