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martedì 7 ottobre 2008

Berluskoni a 90°

Alle 11 di oggi 4 ottobre 2008, Joseph Ratzinger, ex Hitler Jugend, sale al Quirinale come papa, in visita ufficiale al presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ex stalinista. Presenziano le più alte autorità dello stato, dagli ex presidenti, ai presidenti del parlamento, al capo del governo, a fare gli onori di casa. Il Megakalotricofiloblefaroplsticato si inchina in modo sperticato, smisurato, esagerato, enorme, eccessivo, sproporzionato, spropositato, smodato, esorbitante, ampolloso, iperbolico con servile, adulatoria, meschina, umiliante, sottomessa, timorosa, strisciante, cortigiana angolazione di baciamano, che prelude al bacio prossimo della pantofola, solo poco più vicina alla terra. Che l’inchino a 90°, eccessivo e plateale, sia anche ipocrita e di pessimo gusto, deriva dal fatto che il capo del governo pro tempore sia anche un divorziato. Come tale non ha certo ubbidito ai dettami della chiesa di cui il papa è il rappresentante massimo e indiscusso, tanto che il suo magistero è infallibile per dogma di fede. Insolubilmente contraddittorio, incoerente, insostenibile, ambiguo, incongruo è perciò inchinarsi a chi viene insieme disconosciuto nella sua autorità e autorevolezza, ancorché autocratica e autoreferenziale. Oltre che insostenibile da un punto di vista meramente logico e di coerenza razionale, l’incredibile baciamano è un’offesa ai canoni estetici di ogni forma di bellezza e piacevolezza possibili. Inchinarsi, può anche essere un’arte esteticamente pregevole, ove appresa nel tempo e perseguita con pervicacia e buona volontà, che difettano evidentemente nell’improbabile discepolo Berluskoni: in questo caso resta soltanto una schifezza dal punto di vista morale, per l’annullamento sottinteso della propria dignità umana.
In ogni modo, nutrivo già profondi e convinti motivi di rigetto nel contestare il diritto di rappresentatività di tutti i cittadini italiani che l’attuale capo di governo pro tempore pretende di possedere. Questo inchino moralmente ipocrita, esteticamente brutto, complessivamente riprovevole, mi conferma nella bontà della mia convinzione di non volere, potere e dovere essere rappresentato per nessun motivo dal mago di Arcore, presidente del consiglio dei ministri pro tempore ad suam personam. Immagino comunque che i coglioni che lo hanno votato ne siano per ciò stesso orgogliosi e convinti. Buon per loro, ma il paese così si spacca sempre di più, sotto i colpi forsennati del maglio autotelemediocratico del duce di Arcore.

venerdì 3 ottobre 2008

Domanda banale

“La domanda è banale ma è sempre la stessa ed è cruciale: poiché nessuno obbliga un eventuale “cattolico” timorato…” (Michele Serra, La Repubblica 2 ottobre 2008, pag.34) a divorziare, ad abortire, a inneggiare alla Ragione, a negare dio, a sbattezzarsi, a rifiutare cure inutili, - dolorose e contrarie alla dignità umana così come definita dal pensiero laico, illuminista, eventualmente laicista ed anticlericale - , a suicidarsi, a cambiare religione e chissà quante altre “…perché mai costui (il Cattolico Timorato) si sente istintivamente portato a impedire ad altri…” di divorziare, abortire, ecc., ecc., ecc.? Attendo risposte, semplici, chiare, esaurienti ed esaustive che non ci saranno perché i depositari della Verità del Bene, non solo non scendono a patti con chi teorizza e pratica l’Errore del Male ma tendono, con malvagia, perfida e violenta prepotenza pedagogica, a imporgli con la forza il riconoscimento del proprio Credo.
“Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale”. (Sigmund Freud, L’Avvenire di una Illusione).
Il cardinale Bellarmino che istruì il processo a Giordano Bruno, dal quale il frate panteista fu letteralmente incenerito, afferma con assoluta apodittica autoreferenziale assiomatica dogmatica autocratica certezza :” Se anche il papa errasse comandando dei vizi e proibendo delle virtù, la Chiesa è tenuta a credere che i vizi siano buoni e le virtù cattive”. (De Romano Pontifice, IV, 2)

Le bugie di B. (2)

“Ricevo da sempre insulti e aggressioni che non mi fanno né caldo, né freddo. Io non ne ho mai fatti, né a Veltroni né a nessun altro, perché ho un grande rispetto degli altri, tutti gli altri…e non ho mai rivolto in vita mia un insulto ad alcuno…(invece)…chi insulta me insulta una istituzione dello stato…” (La Repubblica, 2 ottobre 2008) Per questo fece prendere le generalità del giornalista che gli aveva gridato:” Buffone, fatti processare”, mentre faceva finta di partecipare ad un suo processo, nel senso di procedimento in cui era imputato.
Io non posseggo aziende, né un partito-azienda, né un governo ad personam, né deputati/avvocati/presidenti di commissioni giustizia che la mattina lo difendono in tribunale e il pomeriggio cambiano le leggi Cicero pro domo sua in parlamento per utilizzarle la mattina dopo in tribunale, non sono il venticinquesimo uomo più ricco del mondo e quindi non insulto pubblicamente nessuno. Qualora potessi, volessi e dovessi farlo è comunque evidente che non vorrei insultare “una istituzione dello stato”, ma proprio quella specifica persona fisica in carne ed ossa, che ricopre pro-tempore quella carica. Soltanto il mago di Arcore può ritenere lesa la sua maestà personale proprio perché la confonde con quella istituzionale, che nulla ha a che vedere, invece, con la sua persona. Il collezionista di ville che ricopre pro-tempore l’incarico di presidente del consiglio dei ministri, smetta perciò di fare confusione – voluta – fra gli insulti diretti a lui e quelli indirizzati all’istituzione che (in)degnamente ricopre, grazie ai coglioni che lo hanno votato. Noi, a sua differenza, sappiamo ancora distinguere e sappiamo bene chi eventualmente insultare e perché. Basta confondere le acque, peraltro già fin troppo torbide e intorbidite. Da chi? Perché? Apprendo dai vari TG di oggi 2 ottobre che il duce di Arcore ha affermato che lui e i suoi servi non si faranno più processare dalle trasmissioni televisive: lo credo bene! Lui è il padrone di Mediaraiset e quindi, ammesso che qualcuno l’abbia mai processato, oggi ha dato l’ordine, che verrà prontamente eseguito dai suoi servi, di non essere processato dai suoi servi che non lo hanno ovviamente mai processato, ma di processare i suoi nemici (quei pochi che sono rimasti fra giornalisti, politici e giudici che ancora riescono a mantenere la schiena dritta)

Le bugie di B. hanno le gambe corte (quelle proprie delle sue balle)

Oggi 30 settembre 2008 le centinaia di ecoballe (non soltanto quelle di B. sul problema “risolto” dell’immondizia in Campania) stipate ad Acerra, prendono fuoco per un incendio doloso. “Rifiuti in Campania. Si estende la rivolta. Barricate a Chiaiano. No alla discarica. Il premier a Napoli”, così titolano in questi giorni i quotidiani. Ma il problema dei rifiuti non era stato trionfalmente risolto in pompa magna dal Megakalotricofiloblefaroplasticato Testa Asfaltata già da parecchio tempo? E l’esercito non garantiva validamente la sicurezza dei cittadini già dal mese di agosto, impegnato nelle strade (come avevo per altro e purtroppo già visto fare in Cile ai tempi del macellaio Pinochet e in Argentina in quelli del golpista Videla)? E allora perché il premier dei coglioni che lo hanno votato, oggi torna per l’ennesima volta a Napoli per discutere dell’immondizia? E i suoi proclami trionfanti e autoapologetici della vittoria del bene dell’ordine e della pulizia sul male del disordine e della sporcizia che fine hanno fatto? 13 sindaci irpini si incatenano davanti Palazzo Chigi: sono evidentemente sporchi faziosi bolscevichi che tentano di infangare l’immagine del mago di Arcore. Stavolta il sortilegio non gli è riuscito! Nel frattempo il TG5 delle ore 13 del 29 settembre, incensa in modo spudorato, sgradevole e imbarazzante il suo padrone arcoriano, con inni salmodianti al suo 72° genetliaco! Lui, en passant, si attribuisce incredibilmente anche il merito di aver fatto liberare i 5 turisti italiani rapiti da due settimane nel deserto all’incrocio dei confini fra Egitto, Libia e Sudan! Irrilevante che si fosse mossa, in realtà, l’intera Europa, visto che nel gruppo c’erano anche 5 tedeschi e 1 rumeno, oltre accompagnatori dei 3 paesi arabi! Il Duce di Arcore irride a Veltroni vero autore della ri-soluzione, insieme a Epifani, del nodo Alitalia e si attribuisce il merito di aver affossato, 5 mesi prima, la soluzione Prodi a favore del suo amico industriale padrone di Air One, con l’aggravio del miliardo e mezzo di euro scaricati sulle spalle del popolo lavoratore che paga le tasse! Pannella intanto digiuna inutilmente contro il sordo/cieco di Arcore che impedisce da mesi la nomina del presidente della commissione di controllo sulla TV, non di suo gradimento, e quella di un giudice costituzionale mancante da più di un anno e mezzo, perché non riesce ad imporre il suo deputato, avvocato, consigliere Pecorella! Il nonno di Arcore, non contento del lodo Alfano, ministro della (in)giustizia ad personam, che lo rende immune ed impunito dai processi a suo carico, strilla la sua ira scaturita dal ricorso alla Corte Costituzionale contro l’ignobile legge di salvataggio unica al mondo nell’intero orbe terraqueo dei paesi civili, civilizzati e incivili! Lui “…risponde alla gente, non ai PM!” e sproloquia contro la Gandus, giudice del tribunale nel quale si svolgeva il suo ultimo processo, interrotto dal lodo Alfano ad personam, definendola “un mio nemico politico” (La Repubblica, pag. 12, 30/9/08) Insieme al suo ministro all’(in)giustizia, già suo segretario privato, attacca:” Questi giudici non ci fermeranno…” Nell’universo mondo non s’erano mai viste una violenza e una prepotenza simili, scagliate contro le stesse fondamenta di ogni possibile Stato di Diritto. E i coglioni che l’hanno votato stanno a guardare, compiaciuti e orgogliosi, il massacro di legalità che fa carne di porco di ogni etica e moralità.
Il primo ottobre il despota arcoriano tuona:” Non tollererò speculazioni contro le banche!” che sono per altro quelle che hanno mandato in miseria milioni di piccoli risparmiatori. In questo caso comunque possiamo credergli: il Duce di Arcore è infatti padrone di banche e la sua figliola Marina è compadrona di Mediobanca, proprietaria di banche. Il conflitto di interessi è superato: in fatti ormai non c’è più conflitto, ma soltanto interessi! Infine dobbiamo sopportare l’ultima atroce provocazione dell’autocrate di Arcore attraverso la figliola di secondo letto, padrona di “Milano Young” che, dal servile TG4 delle 19 di giovedì 2 ottobre, sproloquia di legge morale ed eticità dal palcoscenico della sua associazione alla presenza della augusta genitrice, nonché consorte del divorziato di Arcore. Non solo ci dobbiamo sorbire lo sfregio di legalità compiuto dal genitore con le legislazioni ad personam tese a bloccare giusti processi a suo carico e a sanare atroci conflitti di interessi; ora dobbiamo sopportare anche l’offesa imbarazzante della figliola che ci spiega quanto tutto ciò sia morale, eticamente valido e pedagogicamente plausibile. Da che pulpiti vengono le prediche! Barbara B. dichiara:” Mio padre mi ha insegnato l’etica”. Quale? Quella di un pregiudicato con sentenza passata in giudicato (per falsa testimonianza sulla propria tessera P2)? Quella di chi non ha mai voluto chiarire – nemmeno ai giudici dei processi in cui era plurimputato – la oscura provenienza partenogenetica dei capitali iniziali, padri e madri virginali delle ricchezze successivamente accumulate? Quella di chi non si vergogna di arricchirsi e gestire il potere politico – Cicero pro domo sua - in plateale, ignobile, immorale conflitto di interessi (ormai soltanto interessi senza più conflitto cassato da apposita legge ad personam)? Quella di chi da 15 anni (s)governa e condiziona l’Italia col partito azienda e con ministri ad personam? Quella di chi raccomanda nani, ballerine, attricette e quant’altro ai dirigenti della “concorrente” RAI, come il servile Saccà? Barbara B., consigliera di amministrazione della paterna Fininvest, la definisce orgogliosa :” …un’impresa altamente etica…”. Sperando di non incorrere in lesa maestà filiale, possiamo contestare la fortunata figliola di B. rovesciandone il giudizio? Riteniamo la Finivest bassamente etica, vuoi per l’oscurità delle sue origini, vuoi per le modalità del suo sviluppo (le mazzette plurimiliardarie elargite al latitante pluripregiudicato Craxi Benito erano etiche?), vuoi per l’amoralità e l’immoralità di un oligomonopolio come la Fininvestmediaraiset, che produce ricchezze contro la eventuale stessa “etica” di un improbabile capitalismo competitivo e meritocratico. Per favore!

Una sentenza che offende: chi?

In risposta a Stefania Craxi e alla sua letterina stampata su La Repubblica del 26 settembre 2008 sul tema in oggetto, lei stessa riconosce che “…c’era e c’è corruzione…”, ma continua incredibilmente e monotematicamente a parlare di “golpe mediatico-giudiziario del ‘93”. E’ comprensibile che il suo esasperato ed esagerato affetto di figlia di un latitante pluripregiudicato con sentenze passate in giudicato, impediscano alla sua capacità razionale di fotografare i fatti nella loro oggettività, il più possibile distaccata dalle (sue) opinioni.
Sulla mediaticità del presunto “golpe del ‘93” si è completamente dimenticata che già all’epoca il padrone del circo telecratico era lo stesso mago di Arcore a favore del quale lei oggi svolge funzioni di sottosegretariato ad personam, nell’inverecondo governo del Kalotricofilo Blefaroplasticato IV, non più nemmeno in conflitto di interessi, visto che ormai sono rimasti solo gli interessi, quelli di Testa Asfaltata, dopo che il suo plateale e immorale conflitto è stato…cancellato per legge ad personam!
Se i giudici di Cassazione meritino la querela per avere equiparato la Prima Repubblica all’intrallazzo, lo lascio giudicare e decidere ai giuristi competenti e non alla figlia di un latitante pluripregiudicato. Informo infine la signora Craxi Stefania che il mio giudizio sulla prima repubblica e sui suoi protagonisti, non ultimo suo padre, è sicuramente molto più drastico, duro e pesante di quello espresso dai giudici di Cassazione.
Stefania Craxi, comunque, il mio giudizio e quello degli storici e dei cittadini più obiettivi, informati e ragionevoli, non lo può sicuramente mettere in discussione: non glielo consentiremo mai! La informo anche che le sue scriteriate, insostenibili, estemporanee ed approssimative apologie di latitanti pluripregiudicati hanno stancato e meglio sarebbe per tutti se la smettesse di continuare ad offendere buon gusto, decenza, giustizia, Morale e Verità!

Del Turco, socialista, arrestato

Ottaviano Del Turco, socialista, ex grande capo del sindacato, ex presidente della regione Abruzzo per questo finito in galera per maximazzette apripista di affari miliardari sulla e colla sanità pubblica, ha portato sfortuna alla guardia carceraria che rischia il licenziamento perché gli portava il caffè in cella. In effetti, appena scarcerato nel senso del passaggio agli arresti domiciliari dove continua a permanere (a quanto pare in una villa dotata di ogni confort possibile, anche macchinetta per il caffè espresso, quando fosse chiuso il bar all’angolo) ha dichiarato: “mi hanno trattato benissimo”. Non avevamo dubbi: sappiamo che in Italia la legge è uguale per tutti e a tutti i sessantamila carcerati italiani, da sempre, viene portato il caffè in cella, ad ogni loro richiesta! L’agente carcerario si difende, negando ogni favoritismo e sostenendo che il caffè glielo portava solo per comprensione umana! Peccato che fosse riservata soltanto ad Ottaviano, visto che la denuncia l’hanno avanzata i carcerati ai quali evidentemente non era riservato lo stesso trattamento! Berlusconi ormai fa testo: a processo ancora da iniziare, Del Turco ha affermato che ricuserà il suo giudice (il quale chiaramente nutre gravi pregiudizi nei suoi confronti) grazie ad una delle tanti leggi ad personam emanate nel suo privato interesse dal Blefaroplasticato. Berlusconi magister docet, Del Turco discepolo apprende, piglia, pesa, incarta e porta a casa. Povera Italia!

Del Turco, socialista, arrestato

Ottaviano Del Turco, socialista, ex grande capo del sindacato, ex presidente della regione Abruzzo per questo finito in galera per maximazzette apripista di affari miliardari sulla e colla sanità pubblica, ha portato sfortuna alla guardia carceraria che rischia il licenziamento perché gli portava il caffè in cella. In effetti, appena scarcerato nel senso del passaggio agli arresti domiciliari dove continua a permanere (a quanto pare in una villa dotata di ogni confort possibile, anche macchinetta per il caffè espresso, quando fosse chiuso il bar all’angolo) ha dichiarato: “mi hanno trattato benissimo”. Non avevamo dubbi: sappiamo che in Italia la legge è uguale per tutti e a tutti i sessantamila carcerati italiani, da sempre, viene portato il caffè in cella, ad ogni loro richiesta! L’agente carcerario si difende, negando ogni favoritismo e sostenendo che il caffè glielo portava solo per comprensione umana! Peccato che fosse riservata soltanto ad Ottaviano, visto che la denuncia l’hanno avanzata i carcerati ai quali evidentemente non era riservato lo stesso trattamento! Berlusconi ormai fa testo: a processo ancora da iniziare, Del Turco ha affermato che ricuserà il suo giudice (il quale chiaramente nutre gravi pregiudizi nei suoi confronti) grazie ad una delle tanti leggi ad personam emanate nel suo privato interesse dal Blefaroplasticato. Berlusconi magister docet, Del Turco discepolo apprende, piglia, pesa, incarta e porta a casa. Povera Italia!